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L’agricoltura biologica

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L’agricoltura biologica: il fenomeno del biologico

Le origini delle produzioni biologica

Nocciole Piemonte nocciola delle langhe saporelite la morra

Quando e dove nasce il concetto di biologico?

Non si può parlare di agricoltura biologica senza comprendere da dove nasce il concetto del biologico, le sue origini più profonde.

Il fenomeno del “biologico” non ha una data precisa d’inizio ma questa si può ravvisare all’inizio del secolo scorso in una serie di atteggiamenti e prese di posizione di alcuni agricoltori e commercianti, che proponevano modelli di agricoltura alternativa a quelli che andavano delineandosi con l’avvento della modernizzazione (nuove piante ad elevata produttività come il mais, comparsa delle macchine agricole, dei concimi chimici, ecc.).

Le prime manifestazioni, diremo oggi pro bio, comparvero in Germania, grazie al movimento culturale Lebensreform (“riforma della vita”) che, in opposizione all’approccio moderno, auspicava un ritorno alla natura e alla sobrietà negli stili di vita. Sotto l’influsso della Lebensreform nacquero a Berlino i primi negozi di prodotti naturali, le cosiddette Reformhaus, ancora oggi largamente diffuse. In realtà questi erano modelli ancora legati alla tradizione più che agli importanti cambiamenti che avrebbero interessato anche l’agricoltura.

Agricolture biologiche: l’agricoltura diversa di Rudolf Josef Steiner

Il passaggio a vero e proprio movimento “culturale”, con solide basi teoriche, si deve al filosofo austriaco Rudolf Josef Steiner (1861-1925), che teorizzò per primo la necessità di un’agricoltura diversa da quella che il progresso imponeva, un’agricoltura biologica, rispettosa dei cicli della natura e “in armonia con il cosmo”. La sua dottrina era una peculiare filosofia (antroposofia) che postulava l’esistenza di un “mondo soprasensibile”, fuori da quello fisico, a cui l’uomo avrebbe potuto accedere solo rafforzano la “vita dell’anima”. Per Steiner lo Spirito trovava la sua principale sublimazione proprio nell’attività umana più legata alla natura: l’agricoltura.

Nel 1924 Steiner pubblicò in Germania un trattato di agricoltura e tenne un ciclo di conferenze con le quali gettò definitivamente le basi per quello che sarebbe diventato, nell’applicazione pratica, il metodo “biologico-dinamico” o “biodinamico” e precursore di ciò che sarebbe stato in seguito l’approccio “biologico” all’agricoltura.

A partire da queste riflessioni, nel periodo successivo la seconda guerra mondiale, il botanico Sir Albert Howard (1873-1947) delineò un approccio “organico” all’agricoltura, e parlò per la prima volta in modo sistematico di “metodi naturali di gestione del suolo”. Nel suo “testamento agricolo” sottolineò l’importanza dell’equilibrio biologico e della fertilità del terreno secondo metodi naturali, grazie all’utilizzo di materiale organico soggetto a compostaggio. Sir Howard riteneva basilare la necessità di imitare i processi esistenti in natura, dove sono presenti gli animali e non esistono monocolture, dove il suolo è sempre ricoperto di vegetazione e c’è compensazione continua tra crescita e morte grazie ai residui animali e vegetali, favorendo così la formazione di Humus. Saranno questi i concetti basilari a partire dai quali verrà strutturata in modo più sistematico l’agricoltura biologica.

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L’agricoltura biologica nei primi anni ’50

L’agricoltura biologica nasce intorno agli anni ’50 del secolo scorso quando il biologo svizzero Hans Müller, rifacendosi alle ricerche del collega Peter Rusch, conia per la prima volta l’espressione “agricoltura biologia” dando vita al “Movimento dei giovani agricoltori”. Le finalità del movimento pro agricoltura biologica vanno oltre l’agricoltura, prefiggendosi obiettivi politici di emancipazione dall’industria agraria. Da questo momento in poi, il termine agricoltura biologica viene definitivamente sdoganato, trasformandosi in una vera e nuova realtà.

L’attenzione è focalizzata sui metodi di produzione e sul ciclo delle sostanze organiche nell’azienda agraria, in vista di uno sfruttamento ottimale delle risorse rinnovabili.

In quest’ottica, possiamo capire come per l’agricoltura biologica assuma importanza primaria l’Humus del terreno, il ricorso al compostaggio di superficie e la lavorazione della terra limitata al solo stretto necessario. Di qui in avanti la lista delle sfumature e degli approcci alternativi all’agricoltura che porterà poi al prodotto biologico vero e proprio sarà molto lunga, ma i punti fondamentali legati al rispetto dei cicli naturali e ad interventi che limitino al massimo l’utilizzo di soluzioni di sintesi in favore di soluzioni il più possibile naturali, sono ormai tracciati.

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L’agricoltura biologica e la nascita dell’International Federation of Organic Movements (IFOAM)

Nel 1972 nasce l’International Federation of Organic Agricolture Movements (IFOAM). Il suo obiettivo consiste nell’individuare una serie di principi cardine quali riferimento comune per i diversi movimenti di agricoltura biologica, e delineare le basi etiche sulle quali poi costruire programmi e standard da diffondere tra gli agricoltori che vorranno coltivare produzioni biologiche nei propri terreni.

Questi principi sono stati definiti sulla base di un’accezione ampia di agricoltura, riferendosi, dunque, alle modalità di gestione di suolo, acqua, piante e animali in tutte le fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e consumo dei prodotti.

Si tratta di valori alla base dell’agricoltura biologica che riguardano il modo con cui l’essere umano interagisce con l’ambiente circostante, si relaziona con gli altri esseri umani e lascia il pianeta per le generazioni future.

Essi possono essere riassunti nei seguenti quattro principi:

  1. Principio della salute e del benessere.
    L’agricoltura biologica dovrebbe sostenere e favorire il benessere del suolo, delle piante, degli animali, degli esseri umani e del pianeta, poiché questo è uno e indivisibile. Suoli in buone condizioni producono piante sane, che garantiscono la salute di animali ed esseri umani che di esse si nutrono.
  2. Il principio dell’ecologia.
    L’agricoltura biologica dovrebbe basarsi sui cicli e sugli ecosistemi viventi. La produzione dovrebbe essere basata su processi ecologici. Nutrizione e benessere devono essere raggiunti rispettando le caratteristiche ecologiche di ogni specifico ambiente.
  3. Il principio dell’onestà o equità.
    L’agricoltura biologica dovrebbe essere costruita su relazioni che assicurino l’onestà, riferita all’ambiente collettivo e le opportunità di vita. L’onestà è caratterizzata da equità, rispetto, giustizia e amministrazione del mondo come luogo condiviso da persone e altri esseri viventi.
  4. Principio della cura o della precauzione.
    L’agricoltura biologica dovrebbe essere gestita con precauzione e responsabilità, così da proteggere la salute e il benessere delle generazioni presenti e future e dell’ambiente.

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